Un tesoro oltre il cancello…
Dopo aver parlato di Potluck forse sarebbe meglio passare ad un esempio pratico per far sì che una dichiarazione d’intenti non rimanga un messaggio troppo astratto.
Durante la campagna elettorale che si è appena conclusa, entrambi gli schieramenti hanno parlato dell’esigenza di creare luoghi d’aggregazione in cui coinvolgere persone di tutte le età. Si tratterebbe di costruire, o arredare, o quantomeno riadattare spazi in disuso, adeguandoli a questo tipo di destinazione d’uso, ben sapendo che, soprattutto per i giovani, difficilmente sarebbero più attrattivi di quelli delle vicine Fano e Senigallia.
Ma se questi spazi esistessero già e fossero già predisposti e attrezzati?
Voglio lanciare questa provocazione, ben sapendo che causerà qualche mal di pancia, come succede ogni volta che si sbilancia uno status quo considerato intoccabile. Questi spazi potrebbero essere le scuole, strutturalmente, “geneticamente”, filosoficamente, luoghi d’incontro e di scambio pensati per preparare ragazzi ad affrontare il mondo.
Ci sono progetti come “Scuole aperte”, proposto da 4 grandi città italiane (Roma, Bergamo, Bologna e Milano) e “Scuole aperte partecipate” un progetto ultradecennale del MoVi, Movimento per il Volontariato Italiano che auspicano un prolungamento dell’orario d’apertura delle scuole dopo l’orario consueto.
La scuola diventa così un luogo di apprendimento per tutti, il presidio di un territorio che lotta contro le proprie fragilità e soprattutto un luogo d’incontro di esperienze e capacità. La scuola come un luogo in grado di dare risposte, consolidare una comunità e mettere in relazione i bisogni degli individui e la capacità degli stessi di fornire aiuto singolarmente o tramite associazioni.
Potrebbe essere l’inizio di un cammino che non può attendere troppo, le problematiche ci sono e sono tanto sostanziali quanto culturali e hanno bisogno di risposte immediate.
Cosa ne dite di tornare a scuola?
Passimo Mapolini – Rubrica La Parola al Territorio

