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“La parola al territorio”, la nuova rubrica di Passimo Mapolini su Malarupta

Malarupta lancia una nuova rubrica, curata da un nostro concittadino, “Passimo Mapolini” (è un nome d’arte, impossibile risalire al vero nome dell’autore :D): si intitola “La parola al territorio” e vuole essere un modo per parlare delle esigenze, delle necessità, delle speranze della nostra comunità per crescere, per migliorarsi, per cogliere e sfruttare opportunità e per migliorare la qualità della vita di tutti quanti.

Il primo articolo di Passimo Mapolini si intitola “Potluck” e spiega un po’ di cosa si parlerà in questa rubrica.

Buona lettura a tutti quanti!

Potluck

Immaginiamo una comunità come se fosse un gruppo di commensali e il nostro territorio come ad un ristorante.

Quale sarebbe l’organizzazione logistica?

Si formerebbero dei gruppi divisi in vario modo: amici che escono per passare insieme un momento piacevole, colleghi di lavoro che si ritrovano per “nutrirsi” durante la pausa, famiglie che festeggiano un compleanno, coppie appena conosciute ed altre consolidate, compagni di squadra che escono dopo un allenamento, e così via.

In altre parole assisteremmo ad un grande “assembramento” di persone all’interno del quale ognuno manterrebbe la sua appartenenza, la sua identità, perché ognuno si identificherebbe in un ruolo, l’amico, il lavoratore, il famigliare, l’innamorato, l’atleta, ecc.

Il ristoratore formerebbe delle “isole” composte da tavoli abbastanza grandi per poter accogliere i vari gruppi. Probabilmente se dovessimo costruire una comunità coesa il modello del ristorante non sarebbe il massimo.

Vi propongo il modello potluck.

Ognuno dei commensali porta una sua piccola specialità, un piatto che appartiene alla sua tradizione, alla sua cultura, quello imparato da una trasmissione televisiva, quel piatto che mangiava quando dopo scuola passava dai nonni, quella variante imparata da una mamma fantasiosa. In altre parole ognuno metterebbe a disposizione qualcosa che gli appartiene, darebbe sé stesso ma con il pensiero rivolto agli altri.

Immagino il potluck come una buona metafora della società moderna, tante esperienze che non rimangono racchiuse in gruppi ristretti, tante storie che diventano patrimonio culturale comunitario e una tradizione locale che non viene svilita, anzi diventa fondamentale nella costruzione di una nuova tradizione, in linea con i tempi e pertanto destinata a durare e mantenere la sua contemporaneità.

Se penso a come potersela cavare tutti insieme non mi viene in mente modello migliore, è chiaro che non necessariamente ci piacerà il piatto del nostro “vicino”. All’inizio faremo delle facce storte, i più educati se lo faranno piacere, ad alcuni piacerà solo dopo una lunga elaborazione quel nuovo gusto, ad altri non piacerà mai ed altri ancora non vorranno nemmeno assaggiarlo.

Si sa che gli italiani non sono facili a tavola, ma così come succede a noi, in tutto il mondo quando ci si siede a tavola non lo si fa certo per avvelenarsi, ma per gustare qualcosa di buono.

Cosa ne pensate?

Buon appetito…

Passimo Mapolini

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