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Outlet, Borgiani: “Vendita di prodotti fuori moda o fallati”

Borgiani

Il Direttore della Confesercenti di Pesaro Urbino Roberto Borgiani contesta il modello di sviluppo commerciale che si prospetta con il nuovo Outlet di Marotta.
“Secondo l’articolo 10, primo comma, lettera ‘L’ della Legge Regionale Marche n.27/09, l’outlet è un negozio non alimentare che vende merci identificate da un unico marchio che sono state prodotte almeno 12 mesi prima della vendita o che presentino lievi difetti non occulti di produzione. Si tratta, quindi, di una tipologia di negozio studiata per soddisfare l’esigenza delle imprese produttrici di abbigliamento, calzature, pelletterie e accessori con brand importanti e riconosciuti e dare loro modo di vendere prodotti fuori moda o fallati in maniera non occultabile.
Ecco qui, quindi, la moderna proposta che ha tra i suoi sostenitori il Comune di Mondolfo, alcuni improvvidi consiglieri provinciali e, infine, alcuni esponenti del PD: vendere e acquistare prodotti fuori moda o fallati.
Sarà la panacea di tutti i mali del nostro territorio e la fortuna delle tante piccole imprese che nell’outlet avranno la loro sede, oltre che dei loro tantissimi -qualcuno ha ipotizzato che saranno addirittura 800!- dipendenti. Fosse vero… Mi vien da dire che lo stesso effetto si potrebbe ottenere liberalizzando e autorizzando il commercio abusivo e dei prodotti contraffatti. Se non altro non ci sarebbe bisogno di cementificare qualche altro ettaro di prezioso terreno, evitando di contribuire alle disastrose attività che portano al riscaldamento globale contro il quale in questi giorni, a Parigi, gli Stati dicono di voler combattere. Va bene, ce ne faremo una ragione! Se non conterremo il riscaldamento globale faremo tanti outlet specializzati nella vendita di costumi da bagno ed abbigliamento estivo.
Il grande outlet di Mondolfo sarà quindi una enorme piastra di cemento e catrame dove tanti piccoli negozi potranno felicemente vendere merce fuori moda o fallata. L’impresa che si occuperà della costruzione edilizia sarà naturalmente una impresa estranea al nostro territorio che farà appalti per imprese edili che da noi, stante la crisi dell’edilizia, non ci sono più e quindi anche quelle verranno da fuori e porteranno fuori i loro guadagni. Naturalmente i locali saranno venduti o ceduti in locazione ai possibili futuri commercianti locali a cui saranno offerti super vantaggiosi contratti di franchising. La vedo già la fila di potenziali interessati a perdere i pochi risparmi di una vita in una impresa commerciale che, per esperienza già fatta, non dura più di 10/12 anni quando va bene, perché dopo 10/12 anni la struttura edilizia è già obsoleta -se non proprio superata e da rifare- e pronta per una nuova destinazione, per lo più nuovi appartamenti turistici e quindi un’altra speculazione edilizia e finanziaria.
Naturalmente arriveranno da tutto il centro Italia decine, centinaia, migliaia, forse milioni di pullman
carichi di sprovveduti –casalinghe e pensionati- che spenderanno enormi quantità di denaro per riempire gli
armadi di prodotti fuori moda o fallati. Compreranno panini surgelati in Romania e venduti in Italia come freschi e pizza con pomodoro e mozzarella cinesi. Ma vuoi mettere l’esperienza e la possibilità di raccontare agli amici ed ai nipoti di essere stati a far compere nel mega outlet di Marotta (sic!) famosa località balneare a pochi chilometri a sud di Rimini? E poi sarà pieno di russi che, però, non vogliono saperne di atterrare a Falconara e quando spendono i loro dollari vogliono roba buona e non fuori moda o fallata. Torno su queste specifiche caratteristiche perché sono queste quelle imposte dalla legge regionale quando si parla di outlet.
Ma i consiglieri provinciali che hanno approvato un incredibile atto di indirizzo e i giovani esponenti del PD sono contenti. Si sa, la possibilità di comprare finalmente un capo di marca –ancorchè fuori moda o fallato- solletica l’inconscia voglia di crescita sociale legata al possesso dello status symbol. Fosse anche il maglione stramato del grande stilista, purchè sia di marca. Poi ci si lamenta di chi acquista per lo stesso motivo merce contraffatta!!
Un’ultima cosa: la Provincia sta lavorando per aprire con i soldi del Distretto Culturale Evoluto (D.C.E.) -e quindi con i soldi di tutti- alcuni centri informativi e di accoglienza turistica all’insegna della valorizzazione delle esperienze e delle tipicità locali, in particolare nell’artigianato e nella produzione agroalimentare. Il primo centro sarà a Pesaro, ma poi si tenterà con altre realtà. Si può discutere di qualche particolare, ma l’intento è lodevole. Una domanda però sorge spontanea, come diceva quel famoso personaggio televisivo: lo sanno questo i consiglieri provinciali? E come pensano di poter coniugare questa attività con l’apertura di un centro dove invece, per definizione, non si propone la qualità e la tipicità, ma il superato ed il fallato?
Ai giovani dirigenti del PD provinciale pronti a lodare il comportamento del Consiglio provinciale, una domanda: dove, in che sede, in che occasione, sulla base di quali documenti e, infine, dopo quali consultazioni si sono così fortemente convinti che nuovo cemento, un’offerta commerciale equivoca e la sicura scomparsa di tante piccole botteghe e negozi esistenti sono una scelta qualificante e da sostenere? Ma soprattutto chiedo loro: è la filosofia dell’outlet la loro scelta culturale ed economica?
Ditemi voi, ora, se è il caso di cantare vittoria.

da Roberto Borgiani – Confesercenti Pesaro Urbino

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